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BIOLOGIA: AMEISEN, IN UN SUICIDIO LA CHIAVE DELLA VITA  Giovedì, 1-Marzo-2001

(ANSA) - MILANO, 28 FEB - Che cos'e' la vita? Uno stato di equilibrio nei meccanismi che controllano il suicidio cellulare. E' il modo del tutto rivoluzionario di guardare allo stato di salute o di malattia, alla vita o alla morte, da parte di Jean Claude Ameisen, immunologo e biologo cellulare francese che ha presentato oggi a Milano il suo libro 'Al cuore della vita'. E' un torrente in piena Ameisen, un entusiasta che racconta con eccitazione (come del resto fa nel volume, edito da Feltrinelli) il percorso scientifico che lo ha condotto alla sua ipotesi. ''Portiamo, nel piu' profondo di noi stessi - dice - sin dal momento del concepimento, gli utensili che ci permettono di costruirci ma anche di distruggerci. E questi utensili possono essere la causa delle nostre malattie e della nostra scomparsa''. Si fonda sul principio dell'apoptosi, il suicidio programmato delle cellule, il disegno che l'immunologo francese vede impresso nella vita dell'uomo: un suicidio scritto nei geni insieme alle regole su come e quando attivarsi. Cosi' che esso serve, ad esempio, a fermare la proliferazione cellulare quando nell'embrione si tratta di 'scolpire' la forma umana; ma serve anche a fare in modo che la sopravvivenza delle cellule abbia sempre un limite, per evitare che una proliferazione senza freni porti al cancro. E da questo punto di vista i tumori sono dunque provocati da un difetto nel segnale di suicidio, che in questo caso non arriva a tempo debito. Cosi' come, al contrario, in malattie come l'Alzheimer o il Parkinson, entra in gioco un ordine tanto imperioso quanto erroneo che induce al suicidio le cellule cerebrali. E anche nelle malattie autoimmuni. Il ragionamento di Ameisen e' il seguente: ''Se una malattia e' causata da fenomeni di distruzione meccanica delle cellule, il solo mezzo per impedirne lo sviluppo e' neutralizzare l'aggressore. Ma se la morte cellulare risulta da una perturbazione dei segnali che controllano lo scatenarsi del suicidio cellulare, una modificazione dei segnali potrebbe forse, da sola e malgrado la presenza dell'aggressore, impedire lo sviluppo della malattia''. E per spiegare meglio il suo pensiero l'immunologo ricorre anche alla mitologia: ''Si tratta di applicare i trucchi di Ulisse (che si fece legare all'albero della nave, dopo aver ordinato ai suoi di tapparsi le orecchie con la cera) contro il canto distruttivo delle sirene. Oppure fare come durante la spedizione degli argonauti alla ricerca del vello d'oro, dove il canto delle sirene viene neutralizzato dal dolce suono della cetra di Orfeo. Due trucchi, dunque, comunque validi per neutralizzare l'aggressore, anche senza eliminarlo''. Teorie bene integrate nella medicina ufficiale. Ma il biologo francese ha aperto un punto di vista finora poco studiato: la vita come equilibrio fra suicidio e non suicidio. Un aspetto che riporta un po' la medicina alle sue origini filosofiche. (ANSA).