(ANSA)
- MILANO, 28 FEB - Che cos'e' la vita? Uno stato di equilibrio nei meccanismi
che controllano il suicidio cellulare. E' il modo del tutto rivoluzionario
di guardare allo stato di salute o di malattia, alla vita o alla morte,
da parte di Jean Claude Ameisen, immunologo e biologo cellulare francese
che ha presentato oggi a Milano il suo libro 'Al cuore della vita'.
E' un torrente in piena Ameisen, un entusiasta che racconta con eccitazione
(come del resto fa nel volume, edito da Feltrinelli) il percorso scientifico
che lo ha condotto alla sua ipotesi. ''Portiamo, nel piu' profondo di
noi stessi - dice - sin dal momento del concepimento, gli utensili che
ci permettono di costruirci ma anche di distruggerci. E questi utensili
possono essere la causa delle nostre malattie e della nostra scomparsa''.
Si fonda sul principio dell'apoptosi, il suicidio programmato delle
cellule, il disegno che l'immunologo francese vede impresso nella vita
dell'uomo: un suicidio scritto nei geni insieme alle regole su come
e quando attivarsi. Cosi' che esso serve, ad esempio, a fermare la proliferazione
cellulare quando nell'embrione si tratta di 'scolpire' la forma umana;
ma serve anche a fare in modo che la sopravvivenza delle cellule abbia
sempre un limite, per evitare che una proliferazione senza freni porti
al cancro. E da questo punto di vista i tumori sono dunque provocati
da un difetto nel segnale di suicidio, che in questo caso non arriva
a tempo debito. Cosi' come, al contrario, in malattie come l'Alzheimer
o il Parkinson, entra in gioco un ordine tanto imperioso quanto erroneo
che induce al suicidio le cellule cerebrali. E anche nelle malattie
autoimmuni. Il ragionamento di Ameisen e' il seguente: ''Se una malattia
e' causata da fenomeni di distruzione meccanica delle cellule, il solo
mezzo per impedirne lo sviluppo e' neutralizzare l'aggressore. Ma se
la morte cellulare risulta da una perturbazione dei segnali che controllano
lo scatenarsi del suicidio cellulare, una modificazione dei segnali
potrebbe forse, da sola e malgrado la presenza dell'aggressore, impedire
lo sviluppo della malattia''. E per spiegare meglio il suo pensiero
l'immunologo ricorre anche alla mitologia: ''Si tratta di applicare
i trucchi di Ulisse (che si fece legare all'albero della nave, dopo
aver ordinato ai suoi di tapparsi le orecchie con la cera) contro il
canto distruttivo delle sirene. Oppure fare come durante la spedizione
degli argonauti alla ricerca del vello d'oro, dove il canto delle sirene
viene neutralizzato dal dolce suono della cetra di Orfeo. Due trucchi,
dunque, comunque validi per neutralizzare l'aggressore, anche senza
eliminarlo''. Teorie bene integrate nella medicina ufficiale. Ma il
biologo francese ha aperto un punto di vista finora poco studiato: la
vita come equilibrio fra suicidio e non suicidio. Un aspetto che riporta
un po' la medicina alle sue origini filosofiche. (ANSA).
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